Il concetto di maternità ha subito delle notevoli evoluzioni nel tempo. L’introduzione della contraccezione è la prima grande rivoluzione del XX secolo: la maternità non viene “subita” dalle donne, ma viene scelta con consapevolezza. L’introduzione del contraccettivo ormonale nerl 1956, la cosidetta “pillola”,  consente alle donne di programmare quando diventeranno madri permettendo loro di fare altre scelte nella loro vita, quale ad esempio di dedicarsi alla carriera lavorativa e di procrastinare la maternità. L’introduzione della pillola e degli altri contraccettivi quali il diaframma e la spirale ha avuto come conseguenza una forte riduzione delle nascite.  Non solo si è ridotta la natalità, ma questa è stata rimandata nel tempo: mediamente in Italia il primo figlio arriva quando la donna ha 30,8 anni (dati Eurostat: anno 2015).

Ritardare nel tempo la maternità comporta delle conseguenze per quanto concerne la fertilità: in Italia il 30% delle coppie vive un problema di infertilità per cui le coppie si devono rivolgere a un centro che si occupa di procreazione medicalmente assistita (PMA). E’ stato coniato il termine “bambino nato dalla provetta” per indicare tutti quei bambini che sono nati ricorrendo a delle tecniche di fecondazione assistita che possono utilizzare il patrimonio genetico della coppia (fecondazione omologa) o  ricorrere alla donazione di gameti femminili e/o maschili (fecondazione eterologa). La PMA si prefigura come una rivoluzione a livello procreativo: la  procreazione non è legata alla sessualità, ma interviene il medico, il ginecologo, il biologo che aiutano la donna a diventare madre qualora vi siano degli impedimenti fisiologici. La donna “deve accettare” che la gioia della maternità non sia un processo naturale e fisiologico, ma frutto di un processo di medicalizzazione che molto spesso è lungo, tortuoso e comporta delle difficoltà sia a livello fisico che a livello psicologico. Per una donna significa abbandonare il sogno di un bimbo nato dall’unione con il proprio compagno per affidarlo alla realizzazione in un freddo e sterile laboratorio. La situazione si complica ulteriormente quando si sceglie di diventare madri grazie all’ovulo di un’ altra donna: madre biologica e madre gestante sono due figure che non coincidono, ma che vanno integrate a livello psicologico. I nove mesi di gestazione aiutano la madre a rendere forte questo legame, sentire la vita che nasce dentro di sè e sentire i mutamenti del proprio corpo contribuisce a rafforzare la diade madre-figlio. Questo anche nel caso in cui il seme non sia del proprio compagno, ma provenga da un donatore.
Le nuove acquisizioni della scienza e della medicina hanno fatto si che alcuni sogni irrealizzabili diventino possibili e reali. L’infertilità e la sterilità non sono più un verdetto ineluttabile: oggi si sono aperte delle porte che per anni sono rimaste chiuse e hanno precluso alla donna di realizzare il proprio desiderio di maternità. Si rimette in discussione il detto “Homo vagans mater semper certa est”: non esiste solo la figura della madre naturale, ma le donatrici di ovuli, di embrioni, le madri surrogate. In realtà a ben guardare quella materna non è mai stata una  funzione unitaria: nel mito di Edipo esiste una madre naturale e una madre adottiva. I vecchi dilemmi si ripropongono in chiave moderna: la branca della psicologia che si occupa di psicologia di infertilità è di supporto a quelle donne che cercano una nuova identità di madre.

Dr.ssa Giulia Gallinari
Psicologa – Pdicoterapeuta

Bibliografia
•    Maurizio de Tilla – Lucio Militerni – Umberto Veronesi (2015) “Fecondazione eterologa”, UTET
•    Filippini N. M. (2017), “Generare, partorire nascere – Una storia dall’antichità alla provetta”, Viella Editore
•    Vegetti Finzi S. (1997), “Volere un figlio – la nuova maternità fra natura e scienza” con un saggio di Carlo Flamigni e Marina Mengarelli, A. Mondadori Editore S.p.A.