La rabbia è uno dei sentimenti maggiormente presenti nell’individuo e nella coppia quando
parliamo di infertilità, uno dei primi sentimenti a prendere il sopravvento, sentimento
comune, forte, con una grande risonanza e che se non adeguatamente gestito può
rivelarsi distruttivo. Questo articolo è interamente dedicato ad essa, partiremo cercando di
comprenderne meglio le basi biologiche, passaggio fondamentale e doveroso in quanto
parliamo di un sentimento atavico e viscerale, fino ad arrivare a comprendere la sua
presenza e la sua valenza se calata in un contesto come la diagnosi di infertilità.
Che cos’è quindi la rabbia? Che definizione potremmo dare ad essa e come possiamo
immaginare che nasca e si sviluppi in noi? La rabbia può essere definita un’emozione, che
cos’è però un’emozione? Fehr e Russel (1984), nell’intento di dare un’idea della
complessità del parlare di emozioni e di dare loro una voce, ci dicono “Tutti sanno che
cos’è un’emozione, fino a che non si chiede loro di definirla. In questo caso sembra che
nessuno lo sappia”.
Le emozioni sono risposte complesse ad eventi particolarmente rilevanti per la persona,
caratterizzate da determinati vissuti soggettivi e da un’articolata reazione biologica.
Paul Ekman, in una ricerca dei primi anni settanta e recentemente ripresa, spiega come
l’esperienza emotiva umana è riconducibile ad alcune famiglie di emozioni di base, o
primarie, implicate nella gestione di situazioni che hanno una chiara connessione con la
sopravvivenza individuale e della specie: rabbia, gioia, tristezza, paura, disgusto e
sorpresa.
Poggiamo quindi il nostro focus sulla rabbia, Jaak Panksepp (1998), psicobiologo
americano nonché padre delle neuroscienze affettive, ci evidenzia come più di altri
sistemi, il sistema della rabbia è attivato da stati di frustrazione, ovvero quegli stati che si
producono quando vengono ostacolate le azioni finalizzate a una meta biologicamente
rilevante.
I sentimenti di rabbia liberano programmi motori stereotipati, broncio, tensione della
muscolatura soprattutto delle mani, comportamenti associati con il combattimento, con la
notissima risposta di attacco. Internamente, avvengono una serie di modificazioni nel
sistema nervoso autonomo – come l’aumento della frequenza cardiaca e la ridistribuzione
dell’afflusso sanguigno alla muscolatura scheletrica, che è necessaria per le situazioni di
azione violenta – che permettono all’animale di impegnarsi al meglio nella lotta contro
l’avversario.
La rabbia può però generare dei processi-secondari emotivi più articolati e complessi
come la collera e il rancore e, dei processi-terziari cognitivi superiori trasformandosi in
sdegno, gelosia, odio, frustrazione, risentimento e sentimento di rivincita o vendetta.
Queste emozioni coinvolgono processi psicologici e mentali complessi in cui inseriamo
sistemi di giudizio e valore negativo sul soggetto o sull’evento che ha causato la nostra
rabbia.
Abbiamo quindi evidenziato come un sentimento possa avere delle profonde basi
biologiche che modulano il nostro comportamento, una volta capite queste ultime
possiamo passare a comprenderne le manifestazioni dal punto di vista psicologico. Come
viene detto prima, la rabbia scatta dalla frustrazione dell’impossibilità di raggiungere una
meta biologicamente importante, quindi se caliamo il concetto nella dimensione
dell’infertilità significa che questo sentimento sopraggiunge nel momento in cui non è
possibile realizzare una progettualità condivisa tra i partners, nel momento in cui la coppia
percepisce di non poter realizzare qualcosa di insito nella natura umana.
Questo sentimento ,quindi, deriva dalla convinzione di subire una sorta di ingiustizia, non
trovando ragioni per meritare tale condizione di privazione. Porta con sé molto spesso una
cascata di reazioni come ad esempio l’isolamento, anche nella relazione di coppia,
necessario per evitare le occasioni sociali che possono richiamare il problema e spingere
a parlarne, pur senza desiderare di comunicare.
Non è facile fare i conti con la rabbia perché si tratta di un emozione scomoda e difficile da
gestire: crea un disagio tale e una tensione crescenti che si sente di dover scaricare al più
presto per ritrovare uno stato di equilibrio.
E’ necessario spiegare ai pazienti come queste reazioni emotive siano normali, legittime,
la loro presenza e manifestazione è lo specchio del disagio che viene vissuto. Mentre tutto
ciò che viene taciuto e represso è destinato a provocare solamente maggior dolore
all’interno della coppia. Lo psicologo ha l’importante compito di accompagnare i partners
nel viaggio della scoperta della consapevolezza in modo da identificare quali possano
essere le strategie più consone alla coppia per elaborare i vissuti e le credenze
disfunzionali.

Dr.ssa Chiara Mondin
Psicologa

Bibliografia
Ekman, P. (2008). Te lo leggo in faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste.
Editore Amrita, collana Scienza e Compassione.
Fehr, B., & Russell, J.A. (1984). Concept of emotion viewed from a prototype perspective. Journal
of Experimental Psychology: General: 113, 464–486.
Panksepp, J. (1998). Affective Neuroscience: The Foundations of Human and Animal Emotions.
New York: Oxford University Press.
Vignati, R. (2011). Il problema della sterilità nella copppia: scenari di un evento imprevisto tra
desiderio e frustrazione. Psychomedia.
Visigalli, R. (2011). Sterilità e infertilità di coppia. Counseling e terapia psicologica. Editore
FrancoAngeli, collana Scienze e Salute.